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Non mentire, scrivi!

Si è conclusa in questi giorno la miniserie in tre puntate “Non mentire”. Realizzata con la regia di Gianluca Maria Tavarelli, con protagonisti Greta Scarano e Alessandro Preziosi, ha chiuso la sua breve esperienza di messa in onda con dei risultati che finalmente danno nuova luce alle produzioni della televisione generalista (e, in questo caso, commerciale).

A prescindere dai gusti e dalle discussioni di marketing che posizionano prodotti e sezionano target, “Non mentire” è un prodotto di qualità. E finalmente. Una trama credibile, una scrittura affidabile, interpretazione soddisfacente e un cast di attori che sanno fare il proprio mestiere.  Gli ascolti hanno premiato il lavoro fatto: l’ultima messa in onda, domenica 3 Marzo, ha raggiunto cifre di ascolto che hanno tenuto banco sulla serata televisiva, insidiando da vicino mostri sacri come il “Che tempo che fa” di Fabio Fazio.

E allora menomale. Perché questa serie, remake della serie britannica “Liar”, è la prova concreta che a tutto c’è un limite. Il pubblico si abitua al peggio: vero. Il pubblico non ama sforzarsi troppo a pensare: vero. Il pubblico ama prodotti scadenti e di facile consumo: vero.

Quando però i palinsesti sono pieni di produzioni scritte male e recitate peggio, ecco che un riscontro come quello di “Non mentire” ci fa capire che la famigerata “massa” (casalinghe, signori anziani, ecc. ecc.) è disposta a subire di tutto, ma capisce quando arriva qualcosa che sia diverso dal solito.

Abbiamo bisogno di proposte valide, di storie efficaci, colonne sonore coinvolgenti, ambientazioni coerenti, attori bravi e registi capaci. Forse, banalmente, abbiamo bisogno di buoni investimenti. 

Oppure, prima di tutto, avremmo bisogno di riconsiderare certi criteri di produzione e, ancora una volta, di marketing.