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La pubblicità ai tempi dello smartphone

Alzi la mano chi non si sente completamente perso e isolato dal mondo quando lascia il telefonino a casa (salvo poi godersi una giornata da “irraggiungibile”). Se ci si pensa, in pochi anni il nostro quotidiano è stato letteralmente rivoluzionato dall’esistenza degli smartphone e quello che vediamo ogni giorno somiglia in modo impressionante a quello che la fantascienza aveva previsto in tempi non sospetti (un esempio su tutti: Fino alla fine del mondo di Wim Wenders, un film del 1991).

“Fino alla fine del mondo”, Wim Wenders (1991)

Riducendo la questione ai minimi termini si potrebbe dire che che la nostra vita è dominata dal rapporto che abbiamo instaurato con il nostro smartphone. Sedotti, schiavizzati e felici, guardiamo il mondo da uno schermo e spesso nemmeno lo vediamo. 

E loro, i brand, lo sanno.

Secondo i dati di un’indagine di Zenith (Roi agency di Publicis media), nel giro di un paio d’anni la pubblicità destinata al mobile toccherà quota 187 miliardi di dollari, ovvero il doppio rispetto agli investimenti su desktop. E non manca molto al sorpasso sulla televisione.

Che poi anche il “telespettatore” non è più quello di Carosello. Chi guarda la TV è molto meno passivo, ma anche meno attento e, spesso, guarda contemporaneamente più trasmissioni: un film, un talk show, un reality e magari dà un’occhiata anche a una televendita. Senza parlare poi di chi si è spostato sullo streaming on demand di Netflix, Amazon Prime Video, e via così.

Le agenzie di digital marketing dovranno far capire ai brand che il modo di comunicare in ambito digital è molto diverso.

La grande sfida delle agenzie di digital marketing sarà far capire ai brand che è sempre più fondamentale, per la buona riuscita di una campagna, avere una profonda conoscenza di come si muove l’audience sui media digitali, di cosa si vuole comunicare e di cosa si può ottenere, ma soprattutto la consapevolezza che il marketing digitale ha regole ben precise e in continua evoluzione che vanno individuate e rispettate.

Gli investimenti, si sa, si spostano dove c’è più audience, ma non basta spostarsi, bisogna anche essere pronti a comunicare in modo adeguato per attirare l’attenzione di utenti con una capacità di concentrazione di poco secondi, generalmente bersagliato da messaggi su più fronti (WhatsApp, Messenger, eccetera), notifiche di Facebook, Instagram, Twitter, il controllo delle caselle email, insomma: un vero e proprio bombardamento di input eterogenei multilivello.