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Sdraiato a terra come i Doors, perdo la testa al Festivàl

L’avete visto?

Vi è piaciuto?

Chi doveva vincere?

Siete stati colti da crisi isteriche all’annuncio dei tre artisti selezionati per il podio?

Avete scoperto che Achille Lauro non è più soltanto un armatore?

Allora avete visto Sanremo anche voi.

Grande detonatore che manda per aria le posizioni dell’opinione pubblica, anche quest’anno il Festival ha lasciato dietro di sé una scia chimica di polemiche, dissensi e critiche feroci.

La sala stampa che ha massacrato i ragazzi de “Il Volo”, l’analisi dei testi, il look dei conduttori … se ne parliamo significa che il meccanismo funziona ancora. E questo lo sa anche il mercato: non è un segreto che la raccolta pubblicitaria di quest’anno abbia raggiunto la trentina di milioni di euro. Le aziende investono, gli spazi vengono assegnati: eppure Sanremo costituisce una tra le contraddizioni italiane più potenti e significative, figlie di quel pregiudizio per cui certe cose non piacciono a nessuno eppure ne parlano tutti.

Tante volte ci si interroga sul perché un prodotto mediatico italiano non incontri il favore di larga parte del pubblico: la fiction è brutta, la tv generalista non la guarda nessuno, la musica leggera è da vecchi e così via. Eppure, poi, finiamo tutti per parlare delle stesse cose. A volte ci chiediamo perché certe formule non cambino mai e Sanremo non è esente: perché non si apre a un mercato diverso? Perché non cerca di intercettare i giovani? E quando li intercetta, perché si rivolge solo a quei giovani che guardano i talent e comunicano i propri gusti musicali con lo strumento del televoto?

La domanda vera, volendo fare della psicologia sociologica molto spicciola, sarebbe un’altra: perché non ci piace mai niente?

Tornando al Festival, però, varrebbe la pena di prendere atto del fatto che questa manifestazione, specchio del nostro Paese e delle contraddizioni che lo attraversano profondamente, deve mettere d’accordo aspettative e interessi di ogni genere, tra cui la musica e i contenuti artistici non sempre si trovano al primo posto. 

Sanremo deve accontentare, mettere a posto, accomodare, rassicurare. È il grande evento della televisione di stato e deve garantire profitti. E’ per questo, forse, che non cambierà mai. E ora scusatemi, ma devo guardare il videoclip di Achille Lauro.