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Non chiamatelo jingle

Qual è il valore della musica in pubblicità?

Questa è la domanda intorno a cui abbiamo sviluppato domande e considerazioni per “Non chiamatemi jingle”, l’evento della Milano Music Week che Assolombarda ha dedicato alla sinergia tra comunicazione commerciale e industria musicale. A moderare l’incontro Paola Maugeri, ospiti d’eccezione il pubblicitario Gianpietro Vigorelli, DJ Shabo e Jack la Furia. ABC Production ha dato un contributo nello sviluppo e nella supervisione creativa dei contenuti di scaletta, e questo ci ha permesso di approfondire le riflessioni che caratterizzano le dinamiche di settore.

  • Come evolve la comunicazione di uno stesso prodotto durante gli anni?
  • Quali caratteri di costume, contesto e gusto estetico hanno determinato le scelte musicali che hanno accompagnato e accompagnano le campagne pubblicitarie?
  • Ma soprattutto, quando si può dire che una campagna funziona?
  • Quando possiamo parlare effettivamente di una “buona pubblicità”?

Durante l’evento abbiamo assistito all’esposizione di punti di vista differenti. C’è stato chi ha presentato il caso studio di un’identità sonora costruita su misura, nella direzione di una “corporate identity” riconoscibile dal centralino in poi: la stessa firma sonora segue l’utente dalla pubblicità al sito internet, fino al call center. L’accompagnamento musicale diventa un’impronta, assume e trasferisce valori in modo unico e inconfondibile perché unica è la melodia che viene associata a quel determinato marchio, in quanto composta appositamente.

C’è stato poi chi, invece, ha raccontato la pubblicità come il frutto di un “romantico cazzeggio”: la pubblicità è un errore, le scelte geniali arrivano pensando, guardandosi intorno, ragionando ma senza l’applicazione di un metodo scientifico e infallibile. La pubblicità, in fin dei conti, è un lavoro artigianale, il risultato di un processo creativo. E che cos’è la creatività, se non un flusso imbizzarrito che richiede metodo ma ricerca il disordine?

“Non chiamatemi jingle” è stato questo: un’occasione per sentire la voce degli addetti ai lavori, dei personaggi che muovono le leve più importanti della comunicazione. È stato un momento, soprattutto per gli studenti, per vedere da vicino come funziona un mestiere di cui, forse, un giorno prenderanno il testimone.