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What IF (Festival)

Se dovessi definire che cosa sia stato per noi partecipare ad IF, la prima cosa che mi verrebbe in mente sarebbe una chiacchierata. Non un’intervista formale o una presentazione condizionata dai ruoli. Una chiacchierata. Domande, risposte, considerazioni. Il tema era talmente vasto – la fenomenologia degli haters – che avremmo potuto perderci qualche aspetto importante. Perché è vero che la nostra domanda principale riguardava le possibili connessioni che si stanno sviluppando tra hating e comunicazione, ma alla base di tutto esiste una dinamica che in primo luogo è sociale, personale, emotiva.

Fare hating significa odiare, offendere, distruggere. Non è criticare, non c’è niente di costruttivo. Si diventa hater per noia, frustrazione, visibilità o semplicemente per un imperdonabile e immenso senso di superficialità. Può essere hater il nostro vicino di casa, il nostro collega di scrivania, chi ci sta seduto di fronte in metropolitana. Noi stessi, a volte, possiamo diventare haters anche inconsapevolmente. Finiamo per far male agli altri e c’è chi potrebbe non essere adeguatamente forte per superare l’ondata emotiva di quando ci si trova nel ruolo di vittime.

Nella foto Davide Depalo (ABC Production +) e Mary Sarnataro (Le Iene)

Con Mary Sarnataro, la nostra ospite, abbiamo riflettuto sul fatto che essere inconsapevoli del mezzo di comunicazione che si ha tra le mani può diventare molto pericoloso. Presto pubblicheremo il video integrale dell’intervento a IF FESTIVAL intitolata “Come le zanzare: fenomenologia dell’hater. Fastidioso, inevitabile, utile“.

Ve la ricordate Katia Ghirardi? Il suo video non doveva uscire dal circuito interno del suo posto di lavoro e invece è diventato virale. L’abbiamo derisa e massacrata, nell’ingenuità delle sue intenzioni. Adesso forse è tornata a fare la sua vita di sempre, ma lo abbiamo mai fatto lo sforzo di immaginarci al posto suo?

Ecco, se devo pensare a che cosa rimane dopo il nostro passaggio all’ IF è la considerazione per cui la comunicazione e il mercato sono fatti da persone e per le persone. E quindi, sempre più appropriata risulta questa domanda: è giusto provocare gli haters o crearne ad hoc per fini commerciali?