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Love me Tinder

Come si può, in un’epoca come la nostra, non porre l’attenzione sul fenomeno delle applicazioni per incontri e “nuove amicizie”?

Le modalità e le occasioni per conoscere e restare in contatto con le persone è molto cambiato da come se lo ricordano i nostri genitori: incrociarsi in un bar, sorridere in modo malizioso al banco frigo del supermercato, sporgersi un po’ in avanti per vedere meglio il vicino di macchina al semaforo…adesso ci pensano le chat.

Nate come evoluzione di IRC (Internet Relay Chat) e pronipoti dei famigerati numeri telefonici 144, le app per incontri sono diventate una costante abbastanza diffusa sugli schermi degli smartphone. Tinder, Grindr, Happn, sono solo tre dei nomi più diffusi sul web e funzionano come nuovi medicinali dell’anima, antidepressivi dall’effetto collaterale tecnologico (non più farmacologico): combattono la solitudine, ma possono creare dipendenza.

 

 

Ma quel che è più interessante osservare, al di là dello straniamento correlato, è la trasformazione che si è innescata: siamo diventati prodotti da catalogo. Tu, io, loro, chiunque abbia scelto almeno una volta di utilizzare una app per “vedere com’è”, ha implicitamente accettato di essere incluso nella lista del giorno, amore o sesso a chilometro zero, disponibile in diverse varianti, possibile consegna direttamente a casa, ospiti tu/mi sposto io, ma se c’è qualcun altro più interessante nemmeno mi disturbo a salutarti.

Come i cataloghi di una volta, Vestro e Postalmarket. Le nostre zie sfogliavano le pagine e sognavano un mondo con pagamento in contrassegno. Oggi le riviste sono entrate direttamente nei nostri telefoni e possiamo cercare l’amore della nostra vita o un’avventura. Ma come sempre, quando se ne fa una questione di mercato, bisogna sapersi vendere. E non rimanerci male se la nostra offerta di acquisto non va in porto.