Tutte le novità del mondo creativo e della produzione pubblicitaria nel blog di Abc Production

The Point Newsletter

Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error.

Follow Point

Begin typing your search above and press return to search. Press Esc to cancel.
  /  Music   /  Il labile confine tra omaggio, tributo e plagio

Il labile confine tra omaggio, tributo e plagio

Nel mondo della creatività, quello che conta è l’idea. Attraversiamo decenni e campagne, archivi e repertori, ci mettiamo alla ricerca dello spunto che rivoluzionerà per sempre il modo universale di esprimersi e ci renderà gloria perpetua, ammirati dai nostri contemporanei e dalle generazioni che verranno. Vogliamo essere eterni, desideriamo che il nostro sforzo lasci un segno per cui nulla sarà più lo stesso.

Succede in pubblicità, in televisione, in letteratura, nel cinema. E nella musica.

Trovare un’idea convincente è un processo faticoso, precario, accidentato: bisogna fare ricerca, concentrarsi sul messaggio da trasmettere per non andare fuori tema, rispettare le consegne e i tempi prestabiliti. Ma soprattutto, bisogna essere originali. Il “già visto” è l’onta più grande per chi, di lavoro, genera nuovi contenuti. Sentirsi dire “però questo mi ricorda qualcosa che ho già visto altrove” equivale a ricevere l’accusa di non sapere trovare nuove strade da seguire, varianti, punti di vista.

Nelle scorse settimane è uscito “The dark side”, un singolo dei Muse. Io amo i Muse.

Allo stesso tempo, trovo interessante lasciarmi incuriosire dalle canzoni più disparate che intercettano casualmente la mia attenzione: scoprire chi sia l’autore, conoscerne meglio l’interprete, guardarne i videoclip. I videoclip.

Nel 2015, il cantante italiano Andrea Nardinocchi pubblica un brano intitolato “L’unica semplice”: il videoclip mette in scena un viaggio fantascientifico a bordo di un’automobile che viaggia nel tempo (la mitica DeLorean del film “Ritorno al futuro”).

In maniera talmente simile da essere quasi inquietante, “The dark side” dei Muse racconta una corsa spericolata attraverso quello che, si suppone, dovrebbe essere il lato oscuro dei demoni di cui si parla nel testo della canzone.

Ma lo stesso Nardinocchi, nel 2012, è uscito con “Un posto per me”, il cui video è una specie di remake della famosissima “Dedicato a te” (il gruppo era Le Vibrazioni, 2003, quasi dieci anni prima).

Le domande, malandrine ma inevitabili, sono queste: fino a che punto si può parlare di ispirazione o tributo? Quand’è che l’omaggio a una bella idea diventa una fastidiosa imitazione? E poi, è ancora possibile parlare ingenuamente di coincidenze, in un modo iperconnesso come il nostro?