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La colonna sonora che diventa genere

E qui, la situazione si fa affannosa. Come una calura estiva che non accenna a diminuire, come un picco di sole dopo pranzo senza ombrellone, la domanda picchia in testa e non prevede risposte negative: perché tutti voi conoscete Grey’s Anatomy, vero?

Incipit estivi a parte, Grey’s Anatomy è una serie televisiva americana che ormai ha superato da un pezzo la decima stagione. Come in tutti i casi di produzioni a lungo termine, ci sono gli affezionati per sempre, quelli che non riconoscono più l’autenticità dei personaggi e delle trame, quelli che ne hanno guardato solo una puntata e quelli che non si riuscivano a staccare dal temporary channel di Sky (che ha proposto una maratona non-stop per diverse settimane).

E poi, dopo le schiere di detrattori e sostenitori, ci sono tutti quelli che considerano la colonna sonora di Grey’s Anatomy come un vero e proprio genere musicale a se stante. A partire dai nomi degli episodi, battezzati con i titoli di canzoni, chiunque di noi abbia avuto a che fare con questa serie non può non essersi legato ad almeno un brano, ad un pezzo musicale che parte in sordina e si diffonde lungo la scena fino ad essere talmente preponderante da dover cercare subito titolo e autore.

La colonna sonora, in Grey’s Anatomy, è il completamento perfetto di una storia universale che accompagna le migliori rivelazioni e sconfigge i grandi demoni da cui vengono afflitti comunemente gli esseri umani: la paura di soffrire, il fascino e la repulsione dell’ambiente ospedaliero, le relazioni sentimentali che nascono in punta di piedi per creare effetti dirompenti.

È successo di tutto, al Seattle Grace Hospital. Ma tutte le volte, anche nei casi più improbabili o meno riconoscibili, gli accordi di una band nordeuropea o il timbro delicato di una solista canadese ci ricordano che tutto sommato siamo sempre affascinati da cose semplici: una melodia, un eroe, i mille corridoi della fabbrica dei sogni. Le persone amano stare lì, dove la vita è più facile, dove il compimento dei guai dei nostri eroi non è nient’altro che il sublime volere narrativo di uno sceneggiatore zelante.

E’ una favola come tante altre, questo telefilm, resa inconfondibile negli anni da quel miscuglio musicale a tratti indie, melodico e pop, che si è incastonato nell’immaginario collettivo e ci fa dire, anche quando la tv è spenta e stiamo facendo tutt’altro: “Ma questa canzone non è troppo da Grey’s Anatomy?”. E così, il codice espressivo è ormai consolidato, il registro linguistico è stato assimilato e il quadro generale diventa indimenticabile