Tutte le novità del mondo creativo e della produzione pubblicitaria nel blog di Abc Production

The Point Newsletter

Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error.

Follow Point

Begin typing your search above and press return to search. Press Esc to cancel.
  /  Advertising   /  L’etica del product placement

L’etica del product placement

Vi sarà capitato sicuramente ma forse non ve lo ricordate. Stavate guardando un film, una serie tv o un quiz e ad un certo punto sono comparsi una determinata bottiglia d’acqua, un particolare tipo di telefonino o l’insegna di una famosa catena di abbigliamento. Il vostro occhio ha notato questo passaggio ma non ve lo ha detto e ha restituito il segnale al cervello, che lo ha nascosto in un cassettino della vostra mente e ve lo tirerà fuori a tradimento, al primo giro in un centro commerciale o la prima volta in cui penserete che dovete fare la spesa e che sì, forse vi serve proprio quella marca di caffè che avete già visto ma non ricordate dove.

Se una volta dominava lo spauracchio della pubblicità occulta, motivo per il quale assistevamo a rudimentali tentativi di coprire marchi di ogni genere con del semplice nastro adesivo nero, adesso possiamo gustarci il nostro sceneggiato preferito e allo stesso tempo avere un promemoria di quali saranno le nostre prossime necessità. Si è aperto un nuovo slot, certo, un altro spazio inesplorato e vuoto che è diventato risorsa, opportunità commerciale: i messaggi promozionali avanzano e si prendono il proprio posto con grande spavalderia, quasi arroganza. Abbiamo rivestito interi tram, stazioni della metropolitana, colonnine della corrente elettrica, la pubblicità è ovunque e ci accompagna, fino ad interagire con i personaggi delle nostre storie preferite, diventa personaggio essa stessa.

Eppure, e lungi da noi voler essere moralisti o falsi bacchettoni, dovrebbe esserci un limite a tutto. Intendiamoci, non stiamo dicendo che bisognerebbe tornare ad avere gli autobus senza affissioni o le pensiline trasparenti: quella è una scelta di gusto che sta a ciascuno di noi, nell’eterno rapporto tra utente e mercato, tra l’estetica e il commercio. Quello a cui ci riferiamo noi, qui, è che le cose vanno comunque fatte con garbo, con furbizia malandrina, o forse solo con un po’ più di professionalità.

Perché non è detto che gli espedienti per vendere di più si rivelino tutti efficaci: non trovate anche voi molto fastidioso sentir declamare i vantaggi di un conto corrente mentre i personaggi stavano parlando di tutt’altro, magari dell’ultimo guaio che si è consumato in convento? Oppure quelle inquadrature forzate e moleste in cui un attore si ritrova a tirare fuori dal frigo una vaschetta di prosciutto con una rotazione del polso totalmente innaturale, concepita solo per essere a favore di camera?

La réclame, una volta tanto, non potrebbe tornare a fare solo la réclame?