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Elogio della normalità

Sappiamo tutti che i mezzi di comunicazione hanno scoperto da molto tempo l’inesauribile risorsa della “persona normale” e del mettere in scena “le storie comuni di ciascuno di noi”.

Concetto talmente potente da essere il titolo di un programma radiofonico, Il programma lo fate voi è diventato un perno sempre più centrale negli investimenti di settore.

La televisione generalista, principalmente, nutre i palinsesti di esperienze quotidiane, ambizioni o sciagure che siano: i costi di produzione restano bassi, il consenso del pubblico è alto, i ricavi pubblicitari si moltiplicano, i partecipanti assaporano la celebrità.

La formula è perfetta e funziona talmente bene che, ormai da diversi anni, è anche diventata il tratto distintivo del posizionamento di importanti network, che fanno dell’ordinary people i very normal people.

Ma a noi, gente “normale”, che cosa piace nel vederci on air? Qual è il meccanismo per cui amiamo guardare i nostri simili sotto i riflettori e bramiamo noi stessi le luci della ribalta? Le risposte sono tante e implicherebbero dinamiche psicologiche e sociali: ciò che possiamo dire, semplificando, è che istintivamente amiamo riconoscerci nelle storie che ci vengono raccontate e desideriamo lasciare una traccia del nostro passaggio.

Dal punto di vista creativo, questo significa lasciare spazio all’improvvisazione guidata delle arene in cui diventiamo cuochi, ci sposiamo, facciamo confessionali, tentiamo di sopravvivere su un’isola deserta o cerchiamo di diventare cantanti. E non solo. Perché, a parte quanti di noi riescono effettivamente ad arrivare dentro uno studio televisivo o su un palcoscenico, resta un’immensa schiera di individui che non hanno necessariamente velleità artistiche o talento, ma non per questo possiedono meno valore.

Quindi, come sempre, il mercato ci parla e ci lascia un messaggio: ricordatevi che siete importanti in quanto individui, questo basta. Che siate impiegati, professionisti o celebrità, che siate single o dentro una famiglia allargata, restate sempre al centro del vostro mondo. E, soprattutto, al centro del mondo di chi ha fatto della comunicazione pubblicitaria un mestiere.