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Perché ci piace la Milano Design Week

La Milano Design Week si è conclusa da poco e ancora ci portiamo addosso le percezioni e gli stimoli che ci hanno accompagnato tra eventi e installazioni, dentro e fuori dal salone del mobile. In occasione di eventi come questo, dominano le considerazioni sui singoli espositori, sulle nuove tendenze internazionali, su ciò che detterà i prossimi dogmi in termini di gusto e sui fenomeni che stanno per essere messi in soffitta.

Ciò che interessa a noi, però, è provare a fare un salto dietro le scenografie e tentare di cogliere un significato concettuale che ci possa accompagnare da qui alla prossima edizione, o che possa lasciare un segno nella curva in continua evoluzione che caratterizza il lavoro creativo.

Milano, in questa occasione più che mai, si trasforma: come una piccola Expo che si ripete ogni anno, gli spazi urbani si riconvertono alla luce di lampi di genio, guizzi d’autore, follie di artista, i pareri si moltiplicano e le opinioni si rincorrono, il gusto unisce o divide … ma soprattutto, la città vive. Di un ritmo convulso ed eccessivo, come è da sempre nel codice genetico di questa metropoli, ma il battito aumenta e a noi interessa questo. Ci piace vedere che c’è un collegamento tra il pensiero e l’azione, tra il baccano dei brainstorming e il semplice gusto di uscire a fare una passeggiata “perché c’è il Fuorisalone”.   

Se dovessimo dire che cosa ci è piaciuto della Milano Design Week, quindi, potremmo fare un elenco di installazioni e distretti ma non sarebbe esaustivo, incontrerebbe parte del vostro favore e parte del vostro sfavore, oscillazioni estetiche, divergenze di vedute.                 

E allora non faremo una classifica, né ci lasceremo andare ad attribuzioni di merito o di biasimo, ma resteremo legati ad un’immagine che da sola racconta la storia di quartieri semicentrali, della periferia, delle stazioni in cui si prende il treno per andare a lavorare. Restiamo legati all’immagine di via Ferrante Aporti, con i suoi capannoni e le aree dismesse, dove una volta c’erano rivenditori all’ingrosso e ristoranti improbabili, tra i magazzini ferroviari. E ci piace tornare a pensare che, almeno una volta l’anno, anche quegli spazi abbandonati diventano luoghi in cui trovarsi a passare e leggere qualcosa di inaspettatoil giallo conduce una vita vagabonda e inaspettata.